Ripercussioni su tanti settori, anche quello dei videogame
Da quando è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump ha deciso di rivoluzionare il mondo dell’economia. Make America Great Again, era il suo motto. E allora gli Stati Uniti primi e in fila tutti gli altri. Poco importa che siano vicini di casa come il Canada e il Messico o alleati storici come l’Unione Europea.
Le politiche protezionistiche dell’amministrazione statunitense sono diventate adesso ufficiali ma promettono di avere ripercussioni importanti sull’economia globale. E su tanti settori, anche quello dei videogame. L’ordine esecutivo dei primi dazi imposti dagli USA è stato firmato il 1 febbraio scorso, con l’imposizione di un 25% in più su tutti i beni provenienti da Messico e Canada, e di 10% su quelli dalla Cina.
Le tariffe miravano a contrastare pratiche commerciali ritenute sleali e a ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti, ma in risposta, Messico e Canada hanno annunciato dazi di ritorsione su prodotti americani, aumentando le tensioni commerciali globali e provocando perdite importanti anche per le aziende a stelle e strisce. Tra i settori più colpiti ci sono l’industria automobilistica, l’acciaio e l’alluminio, (il 27 marzo Trump ha annunciato tariffe del 25% sulle auto importate, minacciando ulteriori aumenti se l’UE e il Canada avessero adottato misure coordinate contro gli Stati Uniti) ma per l’Italia il rischio più grande è quello legato al settore enogastronomico e della moda.
Non è rimasta immune a queste dinamiche neanche l’industria del gaming. L’ESA, Entertainment Software Association, associazione che rappresenta le principali aziende del settore negli Stati Uniti, ha espresso preoccupazione riguardo ai dazi imposti dall’amministrazione Trump. Secondo l’ESA, infatti, queste tariffe potrebbero aumentare i costi di produzione e, di conseguenza, i prezzi al consumo, influenzando negativamente milioni di giocatori americani. È una vera e propria guerra dei videogiochi di Trump, che attraverso queste nuove tariffe spera di rendere più forte il mercato interno.
Quello che sottovaluta, però, è che molti componenti hardware utilizzati nelle console e nei PC da gaming sono prodotti in paesi soggetti ai dazi, come la Cina. L’imposizione di tariffe su questi beni potrebbe portare a un incremento dei prezzi finali, rendendo l’acquisto di nuove console o componenti più oneroso per i consumatori e bloccando di fatto lo sviluppo del settore. Inoltre, le aziende potrebbero essere costrette a rivedere le loro catene di approvvigionamento, cercando fornitori alternativi o trasferendo la produzione in altre regioni, con costi e tempi significativi.
Ci va morbido David Gibson, senior analyst di MST Financial, che ha parlato di un caso in particolare: “L’Impatto delle tariffe cinesi sul lancio di Switch 2 negli Stati Uniti sarà pari a Zero. Infatti, durante il primo mandato di Trump, Nintendo decise di dislocare il 50% della produzione in Vietnam. Ciò significa che la produzione del Vietnam rifornirà gli Stati Uniti, la Cina e il resto del mondo”. Più critico invece Mat Piscatella, Gaming Industry Analyst del gruppo Circana, che parla invece di un “calo netto” del numero di titoli distribuiti negli Stati Uniti, dal momento che larga parte dell’infrastruttura di produzione risiede in Messico.
La Consumer Technology Association spiega invece che saranno tempi difficili per i consumatori americani, costretti a pagare +46% per un computer o un tablet, +20% per uno smartphone, +31% per un monitor e +10% per gli accessori. Per adesso i dazi non sono stati una grande giocata.