Portici, in carcere un 34enne e un 37enne in passato ritenuto vicino al clan Vollaro
Tentata estorsione ai danni di un imprenditore di Portici, in carcere Salvatore Panico, 34 anni, residente a Portici, in passato ritenuto vicino al clan Vollaro; e Gianluca Spina, detto «Mosè», 37 anni, residente a Massa di Somma.
Gli investigatori hanno accertato che i due si sono recati in un ristorante etnico e che dopo aver avvicinato il titolare, gli hanno intimato un pagamento settimanale di 500 euro per poter svolgere la propria attività imprenditoriale. La reazione titubante dell’imprenditore viene subito rintuzzata. Le visite sono state frequenti. Poi un incontro decisivo che ha anche rappresentato un passo falso.
L’imprenditore viene avvicinato nuovamente e uno gli allunga un bigliettino con sopra un numero di telefono per essere ricontattati. Era lo scorso ottobre e, per fortuna, l’estorsione non si è verificata. Il 12 ottobre ha raccontato tutto ai carabinieri, depositando agli atti proprio quel bigliettino con il numero di telefono. L’imprenditore ha riferito di non aver mai avuto in precedenza richieste estorsive, sebbene il ristorante fosse attivo da circa tre anni e l’altro suo locale da un anno. Inoltre, ha riferito che, essendoci lavori in corso, l’impianto di videosorveglianza non era funzionante in quella circostanza, ma di essere in grado di riconoscere i due responsabili.
Il danneggiamento dell’auto
Il 14 ottobre, l’imprenditore ha deciso di denunciare anche il danneggiamento del deflettore anteriore sinistro del proprio autoveicolo, un’auto Jeep Renegade, che si è verificato all’interno del parco in cui abita, a San Giorgio a Cremano. Un evento collegato alla tentata estorsione? Secondo la vittima sì. L’imprenditore ha infatti dichiarato che la persona che materialmente gli aveva lasciato il foglio di carta con il numero e che, in quella circostanza gli aveva detto che aveva una bella auto. Al termine delle indagini, per i due sono scattate le manette.