Quell’antifascismo archeologico di tutto comodo e di tutto riposo, in attesa dell’incidente

Affermano la propria esistenza in quanto esseri e/o interpreti di un contesto sulla base di dejavu senza consistenza

Vi è un certo numero di giornalisti ed intellettuali, che poggia la propria ragione d’essere nel vellicare la pancia di coloro che si nutrono di radicalismi stereotipici, estremismi di maniera, opinioni pregiudiziali e precostituite. Il contrapporsi già è per loro un’ispirazione quando invece è solo flatus voci, ovvero il concetto espresso senza possedere un presupposto di realtà, un’astrazione senza che abbia alcuna realtà oggettiva e che sono lo specchio di teoriche versioni di esplicazioni senza sostanza.

Gente come Ezio Mauro, o Massimo Giannini, Roberto Saviano o Antonio Scurati o, ancora, Paolo Berizzi affermano la propria esistenza in quanto esseri e/o interpreti di un contesto che animano l’imbastitura contemporanea sulla base di dejavu. Ovvero di qualcosa che come in un giochino stanco non fa altro che replicare il già visto, il già sentito senza alcun elemento di novità.

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Mantenendosi in una sorta di bolla abitata da fantasmi, parlando una lingua trapassata perché forse è il gioco più comodo che serve solo a sopravvivere comodamente in una dimensione fatta di paure distopiche, di soddisfazioni sterili, di soggetti che provano ad imbrattare i muri con chiazze di colore che servono a sporcare e, di certo, a non lanciare messaggi rivoluzionari, ma a ripetere in serie cose già dette. Ripetono le paure rispetto ad un fascismo eterno, che più che un rischio rimane un fantasma che abita le loro menti per alimentare la crisi del foglio bianco, del non potere coltivare argomenti nuovi, restando risucchiati in una sorta di pigrizia improduttiva.

I tweet per esasperare il clima

Eppure gli Ezio Mauro e Co. ogni santo giorno sentono il bisogno di scrivere un tweet di poche righe per esasperare il clima, per additare nuovi processi autoritari, senza che se ne possano percepire momenti concreti, evidenze reali di una fascisteria che non esiste.

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Ebbene con «Una evoca la “guerra civile”, l’altro vuole cambiare il doppio turno elettorale perché ha perso le elezioni. Una ha definito Mussolini un grande politico, l’altro si vanta di avere il busto in casa. Adesso immaginate se fossero la quarta e seconda carica dello Stato». Paolo Berizzi mette in luce un’esasperazione ideologica e propagandistica solo per addensare l’idea di qualcosa che non c’è. Evoca un regime affermato da uno schieramento di sinistra che vede negli intellettuali e giornalisti di sinistra gli epigoni del vecchio PCI, che in carenza di idee e valori e soprattutto di classe dirigente cerca di perpetuare il messaggio di Palmiro Togliatti che del nemico vuole fare l’obiettivo primario per un necessario annientamento.

In questo complessivo clima che si diparte dal dettato togliattiano i vari esegeti del redivivo comunismo, che viene edulcorato con la dicitura di “liberale”, appaiono gli interpreti autentici di un mondo che si riteneva scomparso e che, invece, risulta vivo e vegeto e che prolunga la propria esistenza al solo fine di costruire un sistema all’insegna di un’unica voce che alimenta l’idea di un regime liberticida, non certo liberale e/o libertario.

L’ipocrisia

In tutto questo fa velo una coltre di ipocrisia che non vuole vedere le idee totalitarie di un comunismo che si attarda a non lasciare questo lembo di democrazia, in attesa di qualche incidente di piazza per potere continuare a blaterare sui riti fascisti, dimenticando Pasolini che illuminó il tutto così: «esiste oggi una forma di antifascismo archeologico che è poi un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto ed obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e che non esisterà mai più. (…) Ecco perché buona parte dell’antifascismo di oggi, o almeno di quello che viene chiamato antifascismo, o è ingenuo e stupido o è pretestuoso e in malafede: perché dà battaglia o finge di dar battaglia ad un fenomeno morto e sepolto, archeologico appunto, che non può più far paura a nessuno. Insomma, un antifascismo di tutto comodo e di tutto riposo».

Setaro

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