Tra storia e architettura: il Banco di Napoli e Palazzo Piacentini

La sede di Via Toledo continua a incantare

«È caduto ‘o banco ‘e Napule», è la frase che i napoletani pronunciavano quando sul prato dello stadio cadeva l’attaccante del Napoli Hasse Jeppson, acquistato a peso d’oro dalla squadra. Il giocatore fu acquisito per 105 milioni di lire, somma corrispondente all’intero bilancio del Banco di Napoli.

Il Banco di Napoli è uno dei più antichi di Europa, forse il più antico, perché i banchi pubblici erano sorti a Napoli già nel XIII secolo, come l’Ospedale di Sant’Eligio da cui nasce il Banco di S. Eligio, o l’Ospedale e la Casa Santa dell’Annunziata del XIV secolo che ha dato vita al Banco dell’Annunziata. Questi istituti di credito pubblici partenopei di fine ‘500 erano istituzioni che fiancheggiavano enti assistenziali e hanno dato origine al Banco di Napoli. Agli inizi erano 7 i banchi pubblici in città, poi sono stati fusi formando il Banco di Napoli.

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Oltre alle curiosità e alle tracce di storia che hanno caratterizzato questa istituzione, è bene ricordare che il Banco di Napoli aveva due sedi, la prima era quella nel lotto di Palazzo San Giacomo che oggi ospita il Comune di Napoli. In occasione dei 400 anni dalla fondazione, invece, nel 1939 cominciarono i lavori della nuova sede su un progetto di Marcello Piacentini, architetto già affermato sul territorio, da cui prende il nome il Palazzo che oggi si trova in via Toledo.

Nel progetto era previsto venisse demolita la parte settentrionale di Palazzo San Giacomo e parte della galleria del Gasse, ma non solo. Si era pensato anche di demolire parte dei Quartieri Spagnoli per creare una piazza rettangolare davanti al palazzo, mai realizzata. Per ampliare la monumentalità, la struttura è leggermente arretrata rispetto a quelle adiacenti.

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Palazzo Piacentini

Palazzo Piacentini è un tipico edificio fascista, un omaggio all’architettura romana, lineare ed essenziale nell’estetica, e oggi accoglie le Gallerie d’Italia con le opere degli artisti più importanti di tutti i tempi. Si presenta ai passanti con un’ampia scalinata e cinque arcate come ingresso, pronte ad accogliere chiunque voglia varcarle.

La facciata è composta da due fasce: la superiore in travertino e il basamento in pietra grigia di Billiemi. Ornata di colonne e bassorilievi, con finestre a loggetta che sormontano le arcate, la parte centrale della facciata ricorda l’architettura romana.

Ai lati invece è ripresa la rigorosità dell’architettura tipica del periodo fascista, fatta di forme geometriche semplici ed essenziali. Nel basamento ai lati la scelta è ricaduta su finestroni quadrati, mentre nella fascia superiore ci sono finestre rettangolari e bassorilievi. Il palazzo venne inaugurato il 9 maggio del 1940 in presenza di re Vittorio Emanuele III e completato con ulteriori decorazioni, come fioriere e altri piccoli dettagli, negli anni ‘80 da Nicola Pagliara.

Varcata l’arcata, l’atrio è diviso da 4 colonne in granito rosso di 9 metri e al centro c’è una vetrata artistica. Con oltre 40 sportelli operativi, era considerato il più grande al mondo. L’interno invece misura 1.000.000 mq ed è incentrato attorno a un grande salone a tripla altezza caratterizzato dal lucernario che illumina l’intero ambiente. Al secondo piano c’è il salone delle assemblee con i finestroni schermati di lastre di alabastro e il rivestimento in marmi di Etiopia. Tra i più importanti dipinti attualmente presenti nel palazzo c’è il Martirio di Sant’Orsola di Michelangelo da Caravaggio.

Il declino del Banco di Napoli

Ma non basta un bell’edificio per far funzionare un’azienda. E infatti il Banco di Napoli, nonostante la sua imponenza e la sua importanza storica, negli anni ‘90 registra l’inizio del suo declino. Lo cantava anche Eugenio Bennato qualche anno fa, raccontando la storia del brigante Nino Nanco, alias Giuseppe Summa, cercando di porre l’accento sulla Questione Meridionale e sui privilegi del nord a discapito del sud. «O’ Banco ‘e Napule è l’ideale per rifarsi delle spese, per coprire il disavanzo della finanza piemontese», recitava la canzone.

Nel 1996 Carlo Azeglio Ciampi era presidente della Banca d’Italia e dichiarò inesigibili i crediti del Banco di Napoli. Crediti che per il 91%, in seguito, furono recuperati. Ma il Banco di Napoli era già stato svenduto alla Banca Nazionale del Lavoro per 61 miliardi di lire. In poco tempo, BNL rivendette il 56 percento dell’istituto di credito napoletano per una cifra pari a 3600 miliardi: il margine di profitto fu di quasi il 1.000 percento.

Così è proseguito il declino, fino ad arrivare al 26 novembre 2018 quando il Banco di Napoli fu acquisito dal Gruppo Intesa Sanpaolo che ha trasformato l’edificio in ciò che è oggi. Oltre alle Gallerie d’Italia, Palazzo Piacentini ospita anche un auditorium, una caffetteria e una libreria. L’edificio è inoltre sede di mostre temporanee, convegni e altri eventi culturali.

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