Nasce il Piccolo coro di Caivano: ne faranno parte 60 bambini e bambine

Nel nome di Fortuna Loffredo

Nasce il Piccolo coro di Caivano, e nasce nel nome di Fortuna, la bambina cui nel 2014 proprio nel cuore del Parco verde la violenza degli adulti ha tolto la vita dopo mesi di abusi. A dargli vita, un’iniziativa del sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, in sintonia con il ministro Gennaro Sangiuliano, che ha dato vita a una collaborazione con il ministero della Famiglia, e a una sinergia con l’Antoniano-Opere francescane.

A farne parte, saranno 60 bambini e bambine di Caivano dai 4 anni di età, e a dargli vita il Piccolo coro dell’Antoniano. Un percorso che il Ministero della Cultura sosterrà nel tempo con un piano pluriennale, legando l’esperienza dello Zecchino d’Oro a quella del coro che diventerà realtà che aggrega la comunità.

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Mazzi: «Un’iniziativa in cui crediamo molto»

«Un’iniziativa in cui crediamo molto – sottolinea Mazzi – Caivano è diventato un simbolo. Prima era periferia dimenticata, non solo fisica, per la marginalità e l’assenza dello Stato, ma anche dell’anima, condizioni simili a quelle in molte altre periferie del paese. Noi vorremmo sia un modello, un esempio su cui tutte le periferie di Italia possano migliorare la loro condizione. Oggi è simbolo di riscatto, d’impegno concreto dello Stato e speranza nelle cose normali».

Il Mic, attraverso uno stanziamento di 12 milioni voluto dal ministro Sangiuliano, ha dato vita alla creazione di una biblioteca e di un polo culturale nell’ex centro Delphinia, che ospiterà anche la sede di un museo. Lì arriverà anche questa iniziativa modellata sull’esperienza del Piccolo coro dell’Antoniano, dedicata alle famiglie e ai più piccoli.

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«Abbiamo chiesto aiuto a una delle più belle istituzioni, nei cuori di tante generazioni – rileva Mazzi – la mia generazione è crescita con lo Zecchino d’Oro, esiste dal 1963 grazie a Mariele Ventre e questo coro di Caivano è dedicato a lei». Il sottosegretario lancia un appello a Carlo Conti, direttore artistico dello Zecchino d’Oro: «Ti chiedo di adottarlo, di aiutarci a farlo conoscere tra alcuni mesi quando sarà rodato. Mi appello all’artista, come sei amico dell’Antoniano devi diventarlo di Caivano, poi al cittadino e infine al papà». «Fortuna è un nome che spero porti molte fortuna al coro di Caivano – aggiunge – se qualcuno fosse arrivato prima il suo destino sarebbe stato diverso».

Il direttore dell’Antoniano

Frate Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano ricorda che questo è «un progetto che avrà bisogno di tempo. Ci auguriamo sia una realtà che prenda piede in quel territorio. Cantare in coro è fiducia, la fiducia che diamo ai bambini che ci regalano uno sguardo sul mondo puro, di fiducia e aspettative. La musica può generare pensieri, trasformare il cuore persone e creare comunità».

Roccella: «Il coro ha tante qualità»

Il ministro della Famiglia, Eugenia Maria Roccella ricorda che «il coro ha le qualità di una squadra, lo stare insieme, il gruppo, ma anche in più l’elemento di felicità che dà la musica. Insegna a stare al proprio posto, a seguire chi dirige ma anche a esprimere tutte la propria personalità». «Realtà diventi la parola d’ordine – dice Conti – questo coro cresca fortissimo. Abbiamo la garanzia dei frati francescani che mettono i bambini al centro del loro mondo. Il coro è anche severità, disciplina, è fondamentale per dare rigore e rispetto. Quanto prima verremo sia a portare lì l’Antoniano a cantare e poi nella prossima edizione dello Zecchino d’Oro speriamo di portarlo alla ribalta nazionale».

Sangiuliano: «La cultura migliora qualità della vita di tutti»

«Mi sforzo da sempre di promuovere un concetto chiaro, la cultura in tutte le sue articolazioni migliora qualità della vita di tutti – sottolinea Sangiuliano – è quell’elemento che dà a ciascuno di noi possibilità di riscatto e di migliorarsi, di diventare dei cives. Conosco Caivano, da direttore di un quotidiano di Napoli ho dato notizie terribili da lì e per questo io faccio un po’ più periferie e meno lustrini, e in tutte le periferie italiane noi dobbiamo portare cultura. Il coro è un gesto di amore verso gli altri. Nel coro le voci sono diverse ma l’espressione univoca, tutti sono solidali. Per fare un coro ci vuole disciplina e dedizione, ed è un fatto altamente educativo, una fabbrica di buoni cittadini. Ancora una risposta concreta e tangibile ai parolai di social media che non concretizzano nulla».

Il ponte tra l’antico e blasonato coro dell’antoniano e il nascente a Caivano lo stabiliscono le statuette del presepe di Marco ferrigno che arrivano alla piccola delegazione bolognese, Bianca, Adam, ben due Giorgia bionde, Martina, Massimo, Giulia Magdalena, Linda, Sofia («volevo ringraziarvi per questo regalo e augurarvi buon Natale», dice scuotendo le trecce lunghe e nere) ed Elia, che mandano i loro auguri di Natale a Caivano sulle note di ‘Jingle bell rock’.

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