Governo, Meloni: «Faccio quello che ritengo giusto per il paese. La gente crede che le cose possano cambiare»

Irritazione per l’sms di Inps: deciso da persone vicine all’ex presidente dell’istituto

Giorgia Meloni è ottimista. E convinta di star facendo «del suo meglio», anche grazie ai «risultati» che contrappone alle critiche, e va avanti. Senza cambiare passo o direzione. Lo dice in un’intervista a Fox News, ultima traccia della sua visita alla Casa Bianca. E lo conferma il suo governo, che tira dritto sul reddito di cittadinanza, rimodulato profondamente, come promesso un anno fa in campagna elettorale.

Il più tranchant è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, di FdI, quando dice: «Noi non torniamo indietro». Resta in stand by il salario minimo legale, che appare congelato fino a settembre. Segno evidente che non decolla ancora l’idea di un confronto con le opposizioni per discutere della proposta di un contributo di almeno 9 euro l’ora a chi non ha un lavoro, la nuova battaglia delle minoranze unite. Una telefonata per un incontro a Palazzo Chigi non risulta nemmeno a Carlo Calenda, sebbene apprezzato da Meloni per l’appello «molto garbato» che il leader di Azione le aveva rivolto.

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La premier: Cresciamo più di altre economie europee

A nove mesi dalla nascita del governo, la presidente del Consiglio sembra non voler perder tempo e spiega la sua ‘strategia’: «Faccio quello che ritengo giusto per il mio paese, per gli interessi del mio paese». E cita i numeri dell’Italia oggi, come esempio: «Cresciamo più di altre economie europee, abbiamo i più alti tassi di occupazione, occupazione stabile e occupazione femminile. Le cose stanno andando bene». «la gente crede che le cose possano cambiare, possano andare meglio e quindi fa di più. E questo è quello che secondo me può fare la differenza».

«La prima cosa che ho detto alle aziende italiane è che non le avremmo disturbate. Meloni cita testualmente il messaggio agli imprenditori: “Vogliamo che crediate che possiamo fare meglio e non avrete uno stato che crea problemi. Avrete istituzioni in grado di lavorare con voi”. Questo non significa che non abbiamo regole. Dobbiamo andare tutti nella stessa direzione». E così continua: «Questo è stato il mio primo messaggio e penso che molte di loro lo abbiano capito e questo è perché le cose, a mio parere, stanno andando abbastanza bene nonostante una situazione che non è facile, in cui l’emergenza è l’unica certezza che si ha».

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Trainata dalla sua leader la maggioranza guarda avanti

E nonostante qualche riserva interna (in primis la Lega), si fa scivolare pure le critiche piovute sul governo per gli sms inviati per comunicare la fine del reddito di cittadinanza a una parte consistente di chi ne beneficiava. Molti parlamentari della coalizione di governo fanno notare che la comunicazione non è stata decisa da Palazzo Chigi bensì dall’Inps, compresa la scelta degli sms.

Tant’è che circola nei corridoi dei palazzi di governo la convizione che dietro quella scelta ci sia la ‘manina’ di uomini dell’Inps ancora molto vicini all’ex presidente dell’ente di previdenza che ha gestito la partita del reddito. Dunque una mossa creata ad arte per far polemica che sembra aver molto irritato palazzo Chigi.

La proposta di avviare una commissione d’inchiesta sulle eventuali responsabilità di Tridico per mancati controlli ai ‘furbetti’ dell’assegno avalla questo stato d’animo. Tommaso Foti, capogruppo dei meloniani alla Camera, ripete che «non è un attacco ad personam» ma una modalità per «far luce a monte sui controlli».

In realtà, al momento non risulta alcuna proposta di legge depositata in Parlamento, che dovrebbe essere il primo step per l’avvio di qualsiasi commissione d’inchiesta. E tra gli alleati traspare qualche imbarazzo. In diversi si smarcano ricordando che sarebbe un’iniziativa parlamentare (e non governativa) con tempi lunghi. Oltre al rischio, denunciato sottovoce, che diventi l’ennesima commissione d’inchiesta destinata a non mettere una parola definitiva sulla questione, proprio perché non ha poteri investigativi o giudiziari.

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