Pil: Anche il Sud +3,5% fa meglio di Europa e area Euro +1%

Ma l’inflazione continua a pesare sui consumi

Le distanze fra Nord e Sud si accorciano. A confermarlo, i dati Istat e la Svimez che si è detta «ottimista per i risultati dell’anno in corso del Mezzogiorno». Il che rende ancora più significativo il risultato dell’Italia del tacco. Che se a livello macroregionale, con il Pil del +3,5% è terzo, dopo Nord-Est ( + 4,2) e Centro (+4,1) precede il Nord-ovest +3,1 e – visto che il Pil europeo si ferma +1% nell’area euro e in quella Ue – in questo momento, corre anche più veloce dell’Europa. Mentre la Germania è in recessione -0,3 e la Francia è bloccata a + 0,2%.

Peccato che il livello del Pil meridionale – e, di conseguenza, quello italiano – sconti la difficoltà di contabilizzazione da parte degli Enti locali della quota del 40% di Pnrr per la realizzazione di grandi opere e infrastrutture. Dal 2020 ad oggi, l’export italiano verso l’Europa è cresciuto dell’11% più di tutti gli altri Paesi; quello verso l’extra UE per la cantieristica navale del 5,2; beni strumentali del 10 e beni di consumo non durevoli del 4,1. La disoccupazione si è ridotta al 7,6%, il più basso dal 2009, e l’occupazione è arrivata al 61,2% come mai prima. E il lavoro, nel Mezzogiorno (+4,4) è cresciuto più del doppio rispetto al resto d’Italia (+2,1).

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Su 464mila nuovi posti creati: 262mila sono nati nell’Italia del tacco e gli altri 202mila fra Centro e Nord. Il surplus commerciale da gennaio a maggio, al netto dell’energia, è stato pari a 46 miliardi di euro e a questa velocità a fine anno potrebbe arrivare ai 100.

Negli ultimi 4 mesi, il turismo ha toccato quasi 12milioni di presenze e pernottamenti stranieri e a fine anno la crescita potrebbe raggiungere il 12% in più rispetto al 2022. Inoltre, stando all’Istat, nel primo trimestre 2023, il potere d’acquisto di stipendi e salari è aumentato del 3,2%, anche se l’inflazione continua a pesare sui consumi, aumentati solo dello 0,6% e sebbene la pressione fiscale sia calata al 37% arretrando dello 0,9% rispetto al 2022.

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Il ballon d’essai

E la realtà si è premurata di sgonfiare «il ballon d’essai» dell’opposizione: l’incapacità del governo nell’utilizzo dei fondi Pnrr. L’Italia è quella che ha ottenuto più fondi: due rate per 67 miliardi ed è in attesa della terza, già richiesta. Vero, per numero di rate, la Spagna ha fatto meglio, ne ha riscosse 3, ma per un importo totale di 37 miliardi. Capisco che tanti numeri, tutti insieme annoiano, ma ci raccontano come stanno le cose.

E ho ritenuto giusto, proporveli, anche per squarciare il velo con cui l’opposizione Pd-M5s & c., ha cercato di nasconderli – con il contributo dei quotidiani e soprattutto di «Stampa», «Repubblica» e «Domani» e «Report» di Rai3 – per «solleticare» le «toghe rosse», a darsi una mossa.

Giustizia a mezzo stampa

E così nell’occhio del ciclone, sono finiti: il Ministro al turismo Santanchè, che ha scoperto – con una velina «non autorizzata»– di essere iscritta nel registro degli indagati a Milano per «bancarotta e falso in bilancio», proprio il giorno in cui aveva deciso di presentarsi in Aula per spiegare le proprie ragioni su un reato che a tutt’oggi, pare, nessuno le abbia ancora notificato, ufficialmente.

Poi, con l’imputazione coatta per il sottosegretario alla giustizia Delmastro disposta dal gip di Roma che ha respinto l’archiviazione proposta dalla stessa Procura di Roma, per rivelazione di segreto d’ufficio per il caso Cospito. La sensazione, insomma, è che una parte della magistratura, non voglia la riforma Nordio, ma non fidandosi dell’opposizione politica e temendo che un eventuale referendum popolare possa approvarla, ha deciso di usurparne il ruolo e sta provando a stringere il cerchio contro FdI, tentando di «stressarlo».

E poiché «non c’è due senza tre» è arrivata anche la terza inchiesta in tre giorni: l’accusa di stupro per Leonardo La Russa, figlio del presidente del Senato, denunciato per stupro da una ragazza agganciata in discoteca, a 40 giorni dai fatti e con una querela presentata prima ad una corrispondente locale del «Corrierone» e poi alla Procura.

Sia chiaro, lungi dal sottoscritto l’idea di entrare nel merito delle questioni giudiziarie e lasciando ai chi di dovere («i giudici») il compito di dipanare la matassa e attribuire colpe e responsabilità, c’è da chiedersi, anzi, e magari, chiederlo al Csm e al Capo dello Stato Mattarella che, come detta la Costituzione, ne è il presidente: ma una giustizia a mezzo stampa che giustizia è?

E che dire a proposito di Schlein, Conte e Speranza che – dopo il via libera alla commissione d’inchiesta parlamentare sul covid – hanno sbottato in un «è una vendetta politica»? Che ancora non si sono resi conto che la vendetta nei loro confronti, l’hanno già consumata gli elettori a settembre. Certo è, che per la Giustizia italiana gli ultimi trenta anni, sono passati invano.

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