Napoli: la festa continua alla faccia di chi vorrebbe avvelenarla

Fingendo di festeggiare lo scudetto qualche tv ha provato a insinuare il dubbio che i migliori potrebbero andare via

Eppure, è stata una festa a metà. O meglio è stata tale per i napoletani veri, quelli che per 366 giorni all’anno (compreso il bisestile, quindi) tifano «azzurro» e che questo scudetto lo hanno inseguito per 33 anni e ci hanno creduto tanto a lungo in questo 2023, ma scaramanticamente, non ne hanno mai pronunciato il nome.

Napoli è cambiata, non è più quella che intende vivere di assistenzialismo di Stato e carità pelosa, di sotterfugi e improvvisazioni, che dietro il «non è vero, ma ci credo», ancora si ripara (non tanto perché creda ancora alla jettatura) per non restare delusa, qualora le cose non andassero come sperato. E non solo quando si parla di calcio. Quella Napoli che dopo aver riempito di musica, bandiere, inni, frizzi e lazzi vari, il Maradona, poi si è riversata in strada ed anche lì è stata festa continua.

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Non così, però, in certi studi televisivi. Soprattutto quelli delle reti nazionali (pubbliche e private), nelle quali, certo si è parlato anche del successo del Napoli, ma la sensazione che ne ha tratto lo spettatore era che qualcuno stesse provando a ridimensionare l’importanza e lo spessore dell’evento, ingigantendo ed attorcigliandosi attorno ad un problema che in questo momento è sembrato ai più assolutamente fuori luogo ovvero quello legato alla permanenza o meno a Napoli di Osimhen, Kvara, Lobotka, Kim, ecc., del ds Giuntoli e soprattutto, di Spalletti. Che De Laurentiis rassicurando tutti i napoletani avesse già detto di essere intenzionato a confermare tutti, sembrava non interessare nessuno dei presenti ai tavoli dialoganti fra loro e solo per loro. Altrimenti, quell’«ora la Champions», era da ritenere soltanto una promessa da marinaio.

Le promesse di De Laurentiis

Lui, però, le promesse le ha sempre mantenute. Certo, per arrivare allo scudetto ha impiegato 19 anni. Sembrano tanti, ma non lo sono, considerando che quando è arrivato ha comprato un Napoli con le tasche vuote e pieno di debiti, senza strutture, addirittura, senza palloni e sull’orlo del fallimento. Un nulla, però, che gli è costato trenta milioni. In pratica, l’uomo venuto dagli Usa – forse per amore delle sue origini oplontine – si era comprato soltanto l’azzurro del cielo di Napoli, la gioia di far qualcosa per la sua terra d’origine e nulla più. Ma quello avrebbe potuto averlo gratis.

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Poi, però, ha provveduto a mettere le cose a posto. E’ ripartito dalla serie C1, nel 2006 con Reja ha riconquistato la Serie A, successivamente ha riportato il Napoli in Europa ed ha rimesso a posto – anche con i successi riportati sul campo – le casse della società, che oggi è l’unica – forse anche al di là dei confini nazionali – a non aver debiti e fuori da tutte le problematiche giudiziarie-fiscali che stanno dilaniando la Juve. E può guardare con fiducia al proprio futuro. Un lavoro lungo, difficile, anche tra accese polemiche con la tifoseria e con una buona parte della stampa che volevano «tutto e subito», ma lui – senza paura di inimicarseli tutti – è andato avanti per la sua strada. Ed alla fine ha avuto ragione.

E quando gli è sembrato arrivato il momento, con Spalletti e Giuntoli ha messo insieme – non semplicemente, undici uomini in pantaloncini corti, per inseguire una sfera di cuoio – ma un gruppo di uomini coscienti e consapevoli delle proprie grandi qualità tecniche ma – almeno – altrettanto umili, disponibili ad aiutarsi l’un l’altro, con lo stesso obiettivo e lo stesso desiderio, regalare a Napoli il terzo scudetto. Da qui, una domanda: perché ora, dopo tanta fatica per mettere insieme questi risultati (lo scudetto è la conseguenza di tutti gli altri) dovrebbe buttare tutto, per aria? Sarebbe da stupido e lui ha ampiamente dimostrato di essere tutt’altro che questo. Anzi!

Un’altra stagione a Napoli

A proposito, dimenticavo, secondo il Corriere dello Sport, il tecnico è pronto a un’altra stagione a Napoli perché «non ci sono problemi». Cosa, del resto, facilmente intuibile, per quell’«è per Napoli, è per voi tifosi», col quale con gli occhi lucidi ed il sorriso sulle labbra, ha chiuso la conferenza del dopo partita con la Fiorentina.

La festa, insomma, ancora continua. Certo dopo aver correttamente esercitato via «pec» l’opzione per il rinnovo di un anno, ora società e tecnico dovranno incontrarsi e decidere insieme – visto che le condizioni ci sono tutte, anche l’età media dei calciatori – come aprire un ciclo e centrare oltre l’obiettivo del quarto scudetto e anche quello della Champions. Che, per altro, senza gli arbitraggi sconcertanti delle due partite con il Milan, sarebbe stato alla portata del Napoli, già quest’anno. Ma la vita continua.

Setaro

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