Il M5S si piega e vota la fiducia alla riforma Cartabia. Intanto oggi incontro Meloni-Berlusconi sul futuro del centrodestra

Una decina gli assenti Cinquestelle al voto sulla riforma della giustizia, ma è a rischio il voto su Conte presidente del Movimento

Come secondo copione, senza nessuna sorpresa. Ieri notte la Camera dei deputati ha votato la fiducia sulla riforma della giustizia targata Marta Cartabia. I dubbi ed i tormenti del M5S alla fine non hanno prevalso, soltanto una decina i dissidenti, ma al di sotto dell’apparente calma il movimento ribolle convinto che l’accordo strappato sia in realtà un accordicchio soprattutto ai danni dei valori e delle battaglie dei Cinquestelle.

La linea tracciata da Giuseppe Conte, che in mattinata ieri incontrando alla commemorazione della strage di Bologna la ministra Cartabia l’aveva rassicurata con un «oggi andrà tutto bene», ha così prevalso. Ma ora sarà interessante osservare i risultati del voto online sul nuovo statuto del M5S e sullo stesso presidente, perché in molti temono che le tensioni della base possano sfogarsi qui. Un’ipotesi che circola è quella del mancato raggiungimento del quorum anche se fino alle 22 di oggi si potrà votare. Ma se non verrà raggiunto il quorum l’incoronazione di Conte a presidente M5s slitterà al 9 e 10 agosto. Vedremo.

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Intanto, sull’altro fronte il centrodestra va alla ricerca di una ricomposizione interna dopo i dissidi e le lacerazioni post CdA Rai. La vicenda riguarda la mancata riconferma dell’uscente in quota FdI Giampaolo Rossi, il cui posto è stato preso da Forza Italia attraverso Simona Agnes e che ha prodotto la fermissima reazione di Giorgia Meloni, la quale ha denunciato l’estromissione dell’unica opposizione dal CdA della Tv di Stato. Da qui la richiesta di una compensazione, la presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, come garanzia dei diritti dell’opposizione.

Giorgia Meloni in Sardegna a villa Certosa

Richiesta a cui è seguito un muro contro muro che oggi potrebbe registrare un piccolo passo in avanti. Infatti, la leader di FdI sarà in Sardegna raccogliendo così l’invito di Silvio Berlusconi per un incontro a villa Certosa. In realtà, come spiegano ambienti di FdI Giorgia Meloni avrebbe accettato l’invito di Silvio Berlusconi non per parlare di poltrone, ma piuttosto per confrontarsi su quali siano le prospettive del centrodestra. In particolare, sempre secondo le fonti, la leader di FdI sarebbe intenzionata a capire se l’esperienza di governo con le sinistre dei partiti di centrodestra che fanno parte della maggioranza Draghi sia per loro un’opzione considerata transitoria o ripetibile.

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Comunque sia l’incontro è un segnale positivo che va colto nel senso di una distensione soprattutto dopo i giorni di forte contrasto. E non è casuale che questo faccia a faccia sia arrivato a due giorni dalle parole sempre di Silvio Berlusconi, che telefonicamente alla festa della Lega aveva assicurato che si sarebbe dovuto rimediare allo sgarbo subito da FdI dopo le nomine del CdA della Rai. Le classiche lacrime di coccodrillo? Può darsi, ma resta però il fatto che oggi Meloni e Berlusconi si vedranno.

Si parlerà di Vigilanza? Possibile, ma servirà soprattutto per capire come e in che condizioni arrivare alle elezioni politiche, probabilmente nel 2023. Ed anche per affinare i meccanismi in vista delle elezioni del successore di Mattarella al Quirinale. Non è una novità, infatti, che il centrodestra ha, se unito, l’occasione storica di imporre un suo uomo. Chiaro che Berlusconi voglia arrivarci compatto e con una linea condivisa anche perché le varie diplomazie hanno da tempo iniziato a muovere le proprie pedine.

Migranti, Matteo Salvini contro il ministro Luciana Lamorgese

E sempre in tema di centrodestra c’è da segnalare la dura presa di posizione di Matteo Salvini contro il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese sul tema migranti. Il leader della Lega ha avvisato la responsabile del Viminale sulla gestione migranti chiamando in causa il presidente del Consiglio: «Sono convinto che Draghi riuscirà a svegliare Lamorgese, sono ottimista: il premier è consapevole che non si può mantenere questo ritmo di sbarchi. Siamo ad agosto e siamo a 30mila, cosa aspettiamo che siano 100mila? Sono convinto che arriverà un cambio di passo. È un problema di sicurezza. Serve segnale entro agosto».

In effetti, dopo un primo intervento nel quale aveva adombrato la possibilità dinanzi a una mancata risposta sul tema migranti anche un’uscita della Lega al governo, Salvini ha tarato la sua comunicazione continuando ad attaccare la Lamorgese ma tenendo fuori l’Esecutivo. Anzi, ha anche chiarito di aver sentito il premier Draghi e di essere in sintonia con lui. Insomma, nessuna crisi all’orizzonte ma la volontà di continuare a mantenere alta l’attenzione su un tema che da sempre è riserva di caccia e di consensi per la Lega.

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