L’intervento | Innaria: «Csm, sorteggio e rotazione per una riforma seria della magistratura»

Urge una rivoluzione culturale dentro la giurisdizione, che metta seriamente al suo centro il lavoro del magistrato

L’attenzione dell’opinione pubblica si è sempre concentrata sui condizionamenti esterni alla magistratura, provenienti dalla politica. Pochi, finora, invece, si erano interrogati sui vincoli interni all’indipendenza dei magistrati, esercitati dalle correnti, in cui è frazionata l’Associazione Nazionale Magistrati.

Il libro di Palamara ha offerto l’impietosa descrizione di un “Sistema” di potere inaccettabile, che ha screditato moralmente la magistratura italiana.

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È lo stesso Palamara a confessare, circa le nomine dei capi delle Procure e dei Tribunali: «Normalmente funziona che se le correnti si accordano su un nome può candidarsi anche Calamandrei, padre del diritto, ma non avrà alcuna possibilità di essere preso in considerazione».

Le correnti ci consegnano una giustizia inefficiente, agli ultimi posti nelle classifiche internazionali. A giugno 2020, secondo i dati del Global Competitiveness Index, che misura la qualità dei servizi offerti dagli Stati, siamo al 130° posto su 146 per la capacità di risolvere le controversie e al 126° per le contestazioni della normativa. Secondo i dati dell’Ufficio Statistica del Ministero della Giustizia, per efficienza in Europa ci collochiamo al 35° posto su 42. Facile comprenderne le cause.

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Il Sistema delle Correnti è concentrato sulla gestione del potere, sulla spartizione delle poltrone, sulla strumentalizzazione della giustizia per fini di parte politica e personali di carriera, ha penalizzato e talvolta anche perseguitato chi si è tenuto fuori dai suoi comportamenti opachi. È ovvio che destasse scarso interesse la qualità del servizio reso al cittadino.

Non nascondiamoci dietro un dito. L’Anm ed il Csm non hanno incarnato il modello di giurisdizione, voluto dalla Costituzione. Semplicemente, hanno fatto politica. Per giunta, male, replicando gli stessi vizi di quella che aveva sede in altre stanze delle istituzioni, fustigandola in pubblico, andandovi a braccetto in privato.

È ora di smontare quel Sistema

Sulla questione morale, le mie convinzioni sono ormai solide da anni. Già nel lontano 1996, in “Storia della magistratura in Italia: da piazza Fontana a Mani Pulite”, Romano Canosa aveva individuato una costante nel funzionamento del CSM, organo schizofrenico, nobile e puro allorché si tratta di difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, scarsamente meritocratico e contaminato dagli stessi vizi spartitori della politica nel dispensare cariche e poltrone.

Esiste un metodo drastico ma di sicura efficacia per restituire il Csm alla sua nobile funzione di garante dell’autonomia dell’ordine giudiziario, il sorteggio dei membri, che assicurerebbe o quanto meno attenuerebbe di molto il condizionamento delle correnti. Non meno importante una riforma dell’ordinamento giudiziario, volta ad introdurre la turnazione automatica negli incarichi direttivi e semidirettivi, bilanciata da forme di maggiore collegialità nella gestione degli uffici giudiziari.

Tale rimedio avrebbe il sicuro effetto di sottrarre alle correnti l’uso politico della discrezionalità nelle nomine, stroncando i torbidi maneggi che la vicenda Palamara ha scoperchiato, con l’ulteriore e non trascurabile effetto di riportare le correnti medesime ad una reale funzione di rappresentanza delle diverse sfumature culturali presenti in seno alla magistratura.

Inoltre, la turnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi metterebbe fine all’insano carrierismo e alla cultura di potere, che ha alimentato le derive del malaffare all’interno del corpo magistratuale. Urge una rivoluzione culturale dentro la giurisdizione, che metta seriamente al suo centro il lavoro del magistrato.

In attesa di una riforma dell’ordinamento giudiziario, che difficilmente a breve il Parlamento porrà in essere, il CSM può fin da subito riformare il Testo Unico della Dirigenza, dando valore prioritario ai risultati lavorativi e alla anzianità, anziché ad attività che servono a giustificare scelte dettate più dall’appartenenza correntizia che dal merito.

Si deve portare a fondo una operazione verità sui meccanismi di scelta delle nomine dentro il CSM, perché Palamara non sia il solo capro espiatorio di un sistema assai più largo ed esteso rispetto alla sua persona.

Soprattutto, la magistratura deve essere una, non divisa in correnti

L’unico collante deve essere il Senso dello Stato. Indossando la Toga, ogni magistrato ha giurato fedeltà non alle Correnti ma alla Repubblica, consacrato la sua vita alla Costituzione e alle Leggi. Occorre, forse, con molta umiltà, ritornare al Senso dello Stato, a quel sentimento che ha animato eroismi, ma ha pure sostenuto, nelle innumerevoli e piccole difficoltà quotidiane, tanti magistrati, che altrimenti avrebbero mollato, se non avessero avuto un briciolo di idealità, in cui ancora credere.

*Giuseppe Artino Innaria
Magistrato
Tribunale di Catania

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