Covid-19, da giovedì il ritorno alle tre fasce: Veneto, Liguria e Calabria a rischio ‘rosso’. Dubbi sulle riaperture

L’Italia sarà zona rossa fino a mercoledì 6 gennaio. L’unica eccezione ci sarà lunedì 4 quando per 24 ore il Belpaese sarà colorato d’arancio. Ma cosa succederà da giovedì 7? Da quella data si ritornerà al sistema delle tre fascie per regioni e le previsioni di dicembre indicavano un Paese interamente colorato di giallo con solo l’Abruzzo in zona arancione, ma molto probabilmente così non sarà. Buona parte dell’Italia rischia di finire nuovamente in zona rossa o arancione.

Gli ultimi dati, – con l’Rt in crescita e il tasso di positività in costante aumento arrivato al 14,1% – gettano un’ombra sulle riaperture al pubblico di negozi, bar e ristoranti. A rischiare maggiormente Veneto, Liguria e Calabria – con un l’Rt sopra l’1 – che potrebbero non uscire dalla zona rossa e Puglia, Basilicata e Lombardia potrebbero finire almeno in quella arancione.

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La decisione del governo è attesa entro l’Epifania sulla base del nuovo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità. Quello del 30 dicembre ha evidenziato ancora criticità: Lombardia, Trento e Veneto hanno una probabilità superiore al 50% di superare in 30 giorni la soglia critica di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte, Provincia autonoma di Trento ed Emilia Romagna per quelli in area medica. A questi dati si aggiunge il caso della Sardegna, che ha una classificazione del rischio ‘non valutabile’ e quindi ‘alto’, a causa dell’incompletezza dei dati forniti.

Riguardo alle scuole, queste dovrebbero riaprire quasi ovunque con il 50% di presenze massime consentite – almeno fino al 15 gennaio – dopo il lavoro svolto dalle varie prefetture nei tavoli di coordinamento scuola-trasporti. Quasi ovunque perché in Campania permangono i forti dubbi del governatore De Luca e dell’assessore Lucia Fortini che continuano ad affermare che la situazione verrà valutata dopo aver letto il report della curva dei contagi.

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Resta invariato il ricorso allo smartworking in gran parte delle aziende e in particolare negli uffici statali, dopo la proroga prevista fino al 31 gennaio sulle misure per il lavoro agile nella Pubblica amministrazione. Cominceranno in ordine sparso anche i saldi invernali, nell’arco di tutto il prossimo mese di gennaio e, in determinati casi, potrebbero ancora cambiare in considerazione di eventuali zone rosse. Piscine, palestre, cinema e teatri resteranno chiusi per ora. A riaprire, invece, potrebbero essere mostre e musei con entrate contingentate.

Il governo dovrà anche decidere sulla riapertura degli impianti da sci, dopo che il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha inviato ai ministri Francesco Boccia e Giuseppe Speranza una lettera per chiedere il rinvio dell’apertura della stagione dal 7 al 18 gennaio. «Adesso serve certezza», ha sottolineato l’assessore al Turismo della Provincia autonoma di Trento, Roberto Failoni, «c’è stato un segnale di grande responsabilità delle Regioni con l’approvazione del protocollo impianti che ha recepito i suggerimenti del Cts. Ora è il governo che deve fare gol e indicare una data di partenza certa».

Il nodo che preoccupa è la concorrenza a livello europeo: la riapertura degli impianti in Paesi come l’Austria potrebbe aprire la strada a una ‘fuga’ di maestri di sci e tecnici degli impianti di risalita, in Italia fermi ormai da marzo.

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