Simboli e leader di partito solo specchietti per le allodole, non garantiscono più gli elettori

L’attuale è un’epoca di transizione, dove tutto sorge e tramonta in breve lasso di tempo. Dove non c’è nulla di certo, dove tutto è il contrario dello stesso. La storia dei partiti tradizionali, per intenderci quelli nati alla fine della seconda guerra mondiale, ed il tentativo di sostituirli con movimenti s’avvia a termine. Analoga situazione nel ‘46, con il “Movimento Uomo Qualunque” fondato da Giacomo Giannini. Sosteneva lo Stato amministratore non politico, per cui anche un ragioniere contabile, con mandato a termine e non rieleggibile, poteva erogare servizi. Più o meno come afferma Grillo, sorteggio dei parlamentari o uno vale uno di Di Maio (Il movimento Uomo Qualunque durò una sola stagione elettorale).

I partiti sono sempre esistiti, dall’antico Egitto all’Atene di Pericle ideatore della retribuzione agli eletti per conservarli liberi da condizionamenti. Roma aveva i partiti classisti, patrizi e plebei, sceglieva i rappresentati sostenitori delle scelte di governo – candidati – indossavano una “candida” tunica simbolo della loro onestà.

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Nel medioevo i Guelfi sostenitori del potere papalino, i Ghibellini sostenitori dell’imperatore erano partiti fatti da soli uomini curatori d’interessi economici. Bipolarismo e tripolarismo, destra, sinistra e centro, nei secoli scorsi si sono contrapposti mossi dall’intento di governare le “masse”. La rivoluzione francese 1789 sancì la svolta, la nascita del Terzo Stato con l’aggregazione dei cittadini comuni nella “costituente”. La rivoluzione industriale determinò il consolidamento dei “partiti organizzazione” indirizzata alla ricerca di consensi.

La prima organizzazione creata con scelte assembleari di delegati fu il Partito Socialista Italiano 1895. Dopo complesse vicissitudini, tra anarchia e rivoluzione, Filippo Turati divenne il primo segretario.

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Il Partito nella classica forma aggregativa si articola in tre punti: proselitismo; coordinamento centrale per le scelte programmatiche-ideologiche e autofinanziamento volontario; tesseramento. Dalla scissione del PSI 1921. nacque il Partito Comunista Italiano. Nel 1919 venne fondato il Partito Popolare Italiano, i cattolici fino al quel momento rimasti estranei, vennero organizzati da Don Sturzo. Da quest’esperienza, cresciuta nel periodo fascista e con la guerra di liberazione, nacque la Democrazia Cristiana.

Col suffragio universale – diritto di voto a tutti i maggiorenni, vennero fondati i Partiti di massa del dopoguerra 1946. La storia dei Partiti in epoca repubblicana coincide e si sovrappone a 50 anni di crescita sociale, economica e culturale senza limiti. Pubblica istruzione, tutela della salute pubblica, diritto del lavoro, divorzio, parità di genere, industrializzazione anche delle campagne, diffusione dell’informazione, stampa, TV sono i frutti della politica selezionata dai Partiti.

Come tutto ha inizio, tutto finisce. Terrorismo con gli anni di piombo, burocrazia e corruzione pubblica, commistione stato mafie, affievolirsi e scomparsa delle ideologie (motore e confine distintivo dei partiti) liquida i partiti della prima Repubblica.

I soggetti rappresentanti di: solidarietà, aggregazione, formazione ideologica, amicizia, socialità, legame diretto con la società, partecipazione dal basso, finanziamento diretto e visibile, scompaiono sotto i colpi inferti dalla mannaia politico-giudiziaria. Il successivo “ventennio della rivoluzione liberale”, a cavallo di un secolo e di un millennio, non rappresenterà più la fucina di cultura politica. I nuovi soggetti, anche se sorti dalle ceneri dei precedenti, non li rappresentano neanche utilizzandone i simboli. Non più fucine creatrici di idee ma aziende produttrici d’interessi economici e personali.

Fusioni a freddo o a caldo, gemmazioni o nuove nascite “movimentiste” appaiono sempre più fotocopie malriuscite degli asfittici originali. Destra, sinistra e centro sono solo residuali localizzazioni di luoghi aggreganti privi dell’originale significato. Simboli nuovi o stantii, affiancati della personalizzazione del Leader, diventano attrattiva per allodole. Partiti nuovi o imitazioni, privati di valori ideali e politici diventano contenitori di migranti, cambia-casacca, voltafaccia, stagionalmente prestati come i calciatori, da una squadra all’altra.

Partiti trasformati in navette traghettatrici di bisogni opportunistici. Non più il partito attrattore di consensi in quanto portatore di regole, garanzie e competenze. Attrattore diventa l’uomo con la sua macchina aggregatrice  e clientelare. Padre padrone di consensi trasferibili all’abbisogna, spostati da destra a sinistra e viceversa. Utili al solo determinare fortune personali o di lobby.

La sfiducia nei partiti generatrice di “liste fai da te”.

Sistema elettorale frammentato (innumerevoli regole elettorali amministrative), scollamento tra politica e cittadini generano le cosiddette “liste civiche”. Liste artigianali nate come le margherite nei campi a primavera, dimenticate immediatamente dopo la fioritura. Eletti gestori di particelle d’interessi e nessuno risponde a nessuno. Capizona (così definiti da un intellettuale nostrano) disposti ad aggregarsi per determinare la “loro visione” della città.

Partiti famiglia generano lobby tra capizona. Tutto ciò creato alle spalle di masse inermi, stanche, abuliche, distratte, nemiche del loro essere. Eruditi intellettuali pontificano dall’alto dei loro piedistalli, fortificati dal sapere scegliere la parte vincente su cui scommettere per continuare a “galleggiare”.

Consapevolezza e coscienza di “se”, volontà di sfida per partecipare senza delegare, possono rappresentare una svolta. Il volere è potere, e sapere scegliere è determinante.

Quando il mondo sembra crollare, le civiltà precipitano, i popoli sono disorientati, la solitudine globale prevale, la strada maestra è una sola: «tornare al principio da cui principiò il nostro cammino». (M.Veneziani – Dante nostro Padre – Vallecchi, FI).

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